Il possesso nel Tantra

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Nessuno può imprigionare il cielo con un pensiero” -D.Odier

La nostra condizione umana ci impone oramai un tipo di vita fatto di scadenze, orari, arrivi e partenze.
Raramente possiamo prenderci del tempo senza consultare nevroticamente l’orologio per controllare l’ora, il pc per controllare mail o il telefonino per valutare quanti mi piace hanno messo sull’ultima foto postata.
Costretti a vivere in uno spazio sempre più angusto e limitato, fatto di un inizio e di una fine giornata. Arranchiamo verso la fine della giornata sempre più spossati e ci aggrappiamo all’ultima sigaretta o ad uno zapping nevrotico cercando di rilassarci, dimenticando i nostri impegni, gli orari ma soprattutto dimenticando noi. Prescindiamo da noi stessi per raggiungere uno stato di benefico rilassamento, fatto però della nostra assenza.
La via tantrica é una via di assoluta presenza, la possibilità di arrivare ad un rilassamento globale nella presenza sembra essere un’eresia di questi tempi. Ed il tantrismo ama le eresie.
Il  tantrismo applica una logica non lineare nel modus di pensare, la logica applicata è circolare,il cerchio non consente l’individuazione di un punto iniziale o di un punto finale, ogni punto segna un nuovo inizio ed una nuova partenza. Questo è il valore magico del cerchio, tutto è racchiuso dentro, nulla rimane fuori, l’energia non si disperde ma si dissolve verso un centro che è il centro della coscienza.
Nel tantrismo scompare la necessità di cercare qualcosa al di fuori di noi, perché tutta la ricerca va svolta all’interno,  non esiste un dentro ed un fuori, una contrapposizione continua e dolorosa che ci separa invece dalla nostra natura più profonda che è appunto non duale.  Nel tantrismo peraltro scompare la nozione di inizio e fine.
Cosa ci arreca dolore? La fine di una storia sia essa d’amore o di amicizia, l’aver perso qualcosa che prima si possedeva o si credeva di possedere. Bene, nella logica sferica l’inizio e la fine coincidono, non perdiamo nulla perché nulla possediamo, tutto è compreso nel tutto, non c’è un momento che segna l’inizio del possesso ed un momento successivo che ne segna la fine.
Il concetto di per sè semplice, diventa ancora più profondo quando elaboriamo e metabolizziamo la nozione stessa di impermanenza. Nella vita tutto è destinato a finire: la luce cede il passo alla notte, le foglie cadono per poter permettere all’albero di rifiorire, il respiro entra nel corpo e dal corpo esce. Tutto è impermanenza, tutto è cambiamento continuo, inarrestabile, nulla è mai uguale  a se stesso. Quindi come possiamo credere che qualcosa sarà per sempre e soprattutto perché dovrebbe esserlo? Se noi abolissimo il concetto di limite, tutto sarebbe infinito. Il più delle volte siamo noi a concepire il limite, a voler dare una forma ed un nome alle cose per poterle meglio comprendere, ma il concetto di finito porta con sè inevitabilmente quello di infinito. Se noi  portassimo a coscienza che l’infinito lo possediamo come condizione naturale ed innata, che è parte di noi, forse riusciremmo a capire che darsi un tempo, un limite, non fa altro che diminuire le nostre potenzialità e le energie di cui siamo capaci.
Il concetto di limite possiamo poi riportarlo alla relazione amorosa, se viviamo la relazione come limite allora saremo radicati nel possesso

Senza l’idea del possesso una montagna vi appartiene, ma senza questa libertà anche una foglia vi lega

Il possesso genera la paura di perdere quello che crediamo di possedere e viviamo in questa angoscia perenne, ma come é possibile perdere qualcosa che in realtà non possediamo? Così facendo Il possesso stesso diventa un limite, la libertà si espande laddove il limite non esiste e comincia quando comprendiamo la realtà non duale. L’oggetto del possesso non esiste fuori di me, ma io possiedo tutto ciò che mi serve, perché tutto ciò che mi è necessario è in me.
Solo in questo orizzonte è possibile concepire una relazione che sia di crescita e di evoluzione, nel rispetto della libertà reciproca,  nel dare all’altro tutto lo spazio di cui ha bisogno per potersi trovare.
Il cuore per sua natura non ha limite e può quindi contenere la totalità.

Nella relazione tantrika lo spazio di condivisione è totale, come totale è l’accettazione dell’altro. Le relazioni si ammalano perché sovente si cerca di piegare l’altro di cambiarlo in base all’idea che noi abbiamo dell’altro, che quasi mai corrisponde alla sua vera essenza.
Dobbiamo chiederci se realmente amiamo la persona che diciamo di amare o invece ne amiamo l’idea che abbiamo maturato. In quel caso ciò che amiamo è una proiezione dei nostri desideri, che non corrisponde affatto alla realtà. Questa è la ragione del subentrare di conflitti, tensioni, delusioni. Se noi guardiamo all’altro nella sua interezza, quello che realmente ameremo è la sua totale completa libertà.
Come si può amare uno splendido e variopinto uccello se lo chiudiamo in una gabbia fatta di tu devi, io voglio, tu non sei e cosa poi succederà a quell’uccello una volta che sarà privato della libertà di essere quello che è?
Il tantrismo, nel proporre una idea della realtà non duale, riporta ad unità il tutto. Quando ci poniamo in questa ottica l’abbraccio é l’abbraccio della realtà onnicomprensiva.

Il massaggio tantrico  veicola le idee che si pongono alla base del tantrismo, chi dona il massaggio si pone nella posizioni dell’adoratore, non esiste se non in funzione dell’altro, il suo desiderio è il desiderio dell’altro. É il due che diventa uno.
La relazione secondo i principi del tantrismo, si sradica dal concetto di possesso, dal concetto di  limite.
L’ insegnamento dei maestri tantrici è dunque quello di gioire a piene mani della realtà nella sua totalità.

Ad un maestro a cui si chiese che direttive dare ai discepoli sugli insegnamenti da trasmettere, il maestro rispose:

“Ascolta bene, quello che la mente ama é formare concetti, paragonare, giudicare, esaminare le cose, formare una immagine fissa degli insegnamenti e trasformarli in certezze. 
Benché non sia la nostra via, dá loro il permesso di farlo, perché questo non potranno evitarlo. 
Che lascino andare la mente in totale libertà, in un non conformismo assoluto, senza che sia limitata da ingiunzioni è tabù. Prova semplicemente a far comprendere loro che ogni movimento é yoga, se nessuno ne rivendica la proprietà. Lascia andare il pensiero dove vuole, senza credere mai che il pensiero sia tuo. Sii come una piuma leggera che vola sulle montagne, portata dalle correnti calde sale, spinta dalle correnti fredde. Scende, volteggia a sinistra, a destra, non pensa che il suo movimento abbia origine dalla sua volontà”
 
“E cosa ne è delle esperienze sensoriali?”
 
“Quello che ama l’occhio é soprattutto contemplare forme armoniose lascia che siano trasportati  dalla gioia di questo sguardo. Lascia che il loro occhio abbracci le forme che lo colpiscono, che esplori i movimenti della materia e degli esseri, ma non pensare ma di essere tu a vedere il mondo. C’é una immensa arroganza nel credere che il nostro sguardo vada verso gli oggetti. Senti che il cielo ti guarda e che tutto è sguardo”
 
“Come considerare il contatto fisico.”
“Ciò che la pelle ama sopra ogni cosa è essere in contatto con un altra pelle, con materie sottili e viventi, immergersi in un corso d acqua, in un lago, nell oceano o nello spazio. Lascia andare la pelle verso ciò che l’attira e mantieni il fremito fondamentale. Sii come uno strumento toccato dal corpo del musicista. Lascia vibrare in profondità tutte le armoniche che salgono dentro di te, lascia che sia la tua pelle ad entrare in contatto con l’universo”
 
“E per l’udito?”
 
“Ciò che l’orecchio ama sopra ogni cosa è sentire suoni melodiosi, gustare la musica degli esseri e del mondo. Libera il tuo udito da ogni limite e per pmettigli di gustare l’armonia, ma non arrivare al punto di credere che sia il tuo udito ad ascoltare l’universo”

 “Per il gusto?”
 

 “Quello che la lingua ama sopra ogni cosa è essere in contatto con sapori, esplorare il mondo, le sue sorgenti e le sue cavità, le sue rugiade e i suoi succhi. Lascia che la bocca vada verso la realtà, ma non arrivare al punto di immaginare che sia la tua bocca a baciare il mondo”
 
 “E per l’olfatto?”
 
 “Ciò che il naso ama è essere in contatto con fragranze deliziose. Ama gustare i profumi delicati delle piante e degli esseri, ama respirare lo spazio, la pioggia che cade sulla foresta, il delizioso profumo di un essere che si abbandona. Permetti al naso di respirare il mondo, ma non arrivare a pensare che sia il tuo naso”
 
 “Che cosa accade se gli allievi riescono in questo prodigio?”
 “Allora ogni percezione è una percezione spaziale e tutta la bellezza del mondo ci riconduce senza sosta all’illimitato, ma se l’ego si lascia andare alle sue impressioni sensoriali, le utilizza per costruire la sua fortezza e isolarsi dal mondo. 
 Gioire della bellezza è lo yoga più profondo se non c’è nessuno a catturare la percezione. 
 È il mio insegnamento, l’approccio al mahamudra. 
 Trasmettilo a chi ne è degno e a chi è in grado di rimanere al di sopra dei sensi come il sole e la luna rimangono sopra le nubi.”
 
 Poi il vecchio maestro uscì, guardò la valle per l’ultima volta, respirò i profumi della foresta, accarezzò una pietra, si sedette sulla terra, bevve da una foglia una goccia di rugiada e si spense abbandonando il corpo, i pensieri e le emozioni allo spazio.
 
-riflessioni e spunti da Desideri, passioni e spiritualità di Daniel Odier

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