Reading letterario e acquatico -Lo Schizzo-Torino 29 marzo 2019

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Torino
29 marzo 2019
Via Serrano 9A
Ore 20.30

Quando ho scritto Lo schizzo non credevo mai trovasse una strada per essere pubblicato.
L’ho scritto per me. Come ogni cosa che scrivo.
Poi ho pensato che le donne avessero bisogno di sapere di conoscere perchè certe cose non dovessero più accadere.
Ho cominciato con i Laboratori di donne ne arrivavano proprio pochine perchè mettere un like o un parteciperò ad un Laboratorio sullo Squirting voleva dire
-essere una troia-
-che cazzo ci vai a fare ad un Laboratorio così?-
Ma io ho cominciato lo stesso perchè avevo bisogno che le donne sapessero.
Poi è arrivata lei che a fine Laboratorio a voce bassa mi chiede di parlarmi e mentre parla gli occhi le si riempiono di lacrime luccicanti

-La prima volta che ho squirtato avevo 21 anni e non avevo idea di cosa fosse, ma da subito ho pensato che se da quello schizzo veniva fuori tutto quel piacere, di certo non poteva essere una cosa negativa.
Stavo con un uomo che per questo mi venerava come una dea, sotto alle coperte.
Lo stesso che poi mi ha lasciato senza neanche avvisarmi con un post su Fb.
Da quel momento ho iniziato a dubitare di me come donna, su tutto.
Ero convinta che lo schizzo venisse grazie a lui, lui sapeva come farlo scattare.
Lui e il nostro grande amore erano la chiave al mio potere.
Dopo un anno ho conosciuto un altro uomo e inaspettatamente, senza nessun grande amore, durante una scopata in macchina, mi ritrovai a schizzargli tutto il sedile passeggero della
Panda.
Allora non era l’amore la chiave di quel piacere. Allora forse dipendeva da me e basta.
Peccato che per questo uomo, il mio schizzo divenne un’ossessione.
Una insana ossessione.
Dovevo squirtare, perche lo adorava, perché ero come un porno in super HD.

Ma.

C’erano tanti “ma”: non bagnare tutto, non farmelo in bocca che il sapore mi fa schifo, stai attenta a dove schizzi.
E poi le prese per il culo:
-hai fatto un lago-
-la fontana di Trevi-
Credo di aver cominciato ad odiare quello schizzo.
Non era più piacere.

Solo paura.
Solo giudizio.

E dopo di lui, lo schizzo è sparito.
Neanche più con la masturbazione riuscivo a sentire lo stimolo.
A settembre ho trovato per caso (o forse no) su Facebook l’evento di Maura sullo squirting, ho deciso di partecipare, in realtà per pura curiosità.
Dopo due ore con lei però ho sentito all’improvviso il vuoto che la mancanza dello schizzo aveva lasciato dentro di me.
È un pezzo della mia identità e ho lasciato che un uomo dopo l’altro se la portasse via.
Mi sono confidata con lei alla fine del laboratorio, ho pianto, le ho detto
-non c’è più-
lei mi ha abbracciato e mi ha semplicemente detto di stare tranquilla perché sarebbe tornato.
Nei giorni successivi ho ripensato spesso a queste parole.

Ho ripensato spesso al fatto che squirtare sia una parte di me, come lo sono gli starnuti se sto in un posto dove c’è polvere.
Uguale.
E nessuno si vergogna quando starnutisce.
Credo di aver fatto pace con me, con il mio corpo, ed era vero
E’ tornato.
Quando ho deciso di masturbarmi, è tornato
come una cascata
come un fiume d’acqua se si rompe una diga.
Come a dirmi
-sono roba tua, nessun uomo può dartela o togliertela-
E più ne usciva più piangevo di felicità.
Io sono questa.
E mi sono ritrovata-

Poi Milo Manara che mi dice -Maura sei una donna coraggiosa- e mi regala una poesia a forma di disegno. L’immagine della locandina e del mio testo e mi regala anche il titolo

-Maura ti ho fatto questo schizzo se non va bene lo cambiamo-
-Se non va bene lo cambiamo?-
Milo che dice a me -se non va bene lo cambiamo?-
L’uomo che ha reso il femminile così potente così orgoglioso di sé
ed io che rispondo
-Milo di schizzi posso parlare solo io perchè a volte è bello anche riderci su sulle cose importanti serve a vederle facili ed in questa storia di facile non c’è proprio niente

E Spruzzami è diventato Lo schizzo.

LO SCHIZZO è la storia di un passaggio dalla vergogna all’orgoglio.
Una donna che cerca di ascoltare se stessa, le proprie necessità e il proprio desiderio demonizzato. Dal turbamento alla curiosità, un percorso duro, un racconto tutto in soggettiva che, da una sfera intima tenuta nascosta come oggetto di cui vergognarsi, gradualmente passa a una sfera pubblica, ad una
dimensione sociale e, a suo modo, politica. E’ il racconto di Sara, una donna di quarant’anni, due figli e un marito-padrone. Sara è obbligata a essere solo madre e moglie.
Quando il suo matrimonio si sgretola per l’insoddisfazione esistenziale, comincia, tra mille contraddizioni, ad affacciarsi ad altre esperienze sessuali, reagendo ai sistemi di falsi valori che l’hanno ingabbiata.
Scopre gradualmente la propria dimensione erotica, l’eiaculazione femminile, che dapprima ignora e vive con vergogna, timore, temendo di essere malata. In una struttura temporale sospesa tra continui flashback, anticipazioni e presente, Sara ritrova, in maniera anche tortuosa e sofferta, l’amore e il sesso. In definitiva, se stessa.
Tempo fa, la parola in vetta alla lista di quelle più cercate sui motori di ricerca era Squirting.
Lo si cerca come un fenomeno straordinario, al limite del bizzarro. Un mistero. O meglio, un tabù, benché addirittura già Aristotele ne parlasse e, fino al XVII secolo, fossero numerosi i trattati di anatomia e medicina in cui si menzionava l’eiaculazione femminile. La stessa scienza ufficiale (per lo meno in Italia) in ambito accademico, sembra titubante, quasi timorosa, se non addirittura ottusa, e frettolosa nel liquidare il fenomeno con l’etichetta “Prolasso della vescica”. Un qualcosa di cui le donne si vergognano, qualcosa di sporco e malato da nascondere.
E se fossero l’ottusità e il maschilismo a essere liquidati? E se a farlo fosse una Lei stanca di aver obbligato il proprio corpo e la propria identità entro ruoli costrittivi che le sono stati imposti?
LO SCHIZZO è la ricerca di un femminile che si appropria, attraverso il proprio corpo e la riflessione sulle proprie esperienze, della possibilità di costituirsi in quanto soggetto. Ne viene uno scontro con il “ruolo” impostole dal maschile, e un confronto diretto e aperto con la propria identità.

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